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SQUILLACE
* Il periodo della dominazione araba
(903-980 circa) fu contrassegnato dalla conquista della città da parte dell'emiro Abstaele,
che vi istituì un emirato
indipendente. * Nel 1044 inizia il periodo normanno
con Guglielmo d'Altavilla che, occupando la città, ne riedificò il Castello.
Dopo una breve riconquista bizantina, nel 1062 la Città venne assegnata al Conte
Ruggero.
* Nel 1098-1099 SAN BRUNO di Colonia incontrò più volte in Squillace il Conte
Ruggero il Normanno, che gli fece dono di un vasto territorio per la costruzione
della Certosa. Fu questa l'epoca
d'oro di Squillace: la città crebbe, l'economia
si rafforzò, rifiorì l'artigianato locale della ceramica e dei vasai. Nel 1220
terminò, con Elisabetta d'Altavilla, il periodo Normanno.
* Dal 1258 al 1445 si alternarono nel dominio della Città e del relativo
territorio i Conti Lancia, Montfort, Del Balzo,
Marzano, coinvolgendo da protagonista la
Città nei conflitti tra normanni, svevi, angioini ed aragonesi, dei quali
conflitti resta la testimonianza dei due giovani innamorati - precursori di
Giulietta e Romeo! - i cui scheletri sono stati recentemente ritrovati
abbracciati nel Castello.
* Dal 1485 fu Principe di Squillace FEDERICO
d' ARAGONA,
futuro Re del Regno di Napoli, circondato da uno stuolo di artisti e letterati
che resero la corte principesca di Squillace partecipe vivace dell'Umanesimo e
del Rinascimento.
* Dal 1494 al 1735 governarono la città i Principi BORGIA,
dapprima con Goffredo, fratello del Valentino e di Lucrezia, quindi in
progressione con Francesco, Giovambattista, Pietro ed Anna Borgia e successori.
*Nel 1599 il
filosofo TOMMASO CAMPANELLA vi trascorse un periodo di prigionia, in attesa
del processo che subì per la tentata rivolta antispagnola,alla quale
parteciparono attivamente alcuni esponenti locali.
* Il 22 febbraio 1720, nel convento di Squillace, moriva in concetto di
santità, il Beato ANTONIO da OLIVADI, umile frate cappuccino fattosi "missionario
apostolico" e miracoloso soccorritore delle genti del Meridione, le cui
Reliquie sono state inaspettatamente ritrovate il 10 dicembre 1995 nella
Cattedrale, dove ora sono custodite e venerate.
* Dal 1755 Squillace diventò centro di un Marchesato, illustrato da Leopoldo
DE GREGORIO, influente ministro dei Borbone a Napoli e Madrid e la cui
famiglia fu l'ultima feudataria della città.
* Nel 1783 Squillace, sotto l'impeto di un grande terremoto - il "grande
flagello" - prima ancora dell'abolizione del 1806, vide crollare - con
il suo Castello, le sue mura e i suoi splendidi monumenti - l'intera
struttura feudale di un vecchio mondo in via d'estinzione e vide nascere,
sotto una tenda ai piedi del Castello, il Padre della Rivoluzione Italiana
(4), il generale e patriota GUGLIELMO PEPE.* Gli eventi risorgimentali
coinvolsero politici e popolani della cittadina, che si schierarono con la
Repubblica Partenopea, piantando il 3 febbraio 1799,1'albero della Libertà,
e diventando uno dei centri carbonari più attivi e vivaci, tanto da indurre
il Verga ad ambientarvi il suo primo romanzo. I Carbonari della Montagna,
e da esprimere Patrioti di primissimo piano, tra cui soprattutto i generali
FLORESTANO PEPE, intrepido combattente con Napoleone e Murat, e DAMIANO
ASSANTI, distintosi nel 1848 a Venezia e, con Garibaldi, al Volturno.
* Agli inizi del
1900 l'arrivo di due grandi vescovi: Eugenio TOSI, poi Cardinale a Milano, e
Giovanni ELLI, segnarono una
rinascita sociale ed ecclesiale della città e dell'antica Diocesi, che
consentì di superare con dignità la tragedia delle due grandi guerre e di prosperare fino agli anni recenti.
* Il presente è carico dei problemi e delle speranze che
innervano le trasformazioni della società italiana e delle
popolazioni meridionali.
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1.ARISTOTELE, Politica, Vll-10, ed. Le Monnier, Firenze 1981, p. 167;
2.A.e H. WOLF, Die wirkliche Reise des Odysseus, Vienna 1983;
3.G.GIANNELLI, Culti e Initi della Magnia Grecia, Firenze 1978;
4.F.DE SANCTIS, Guglielmo Pepe. (Discorso pronunciato ai funerali di G.P
in
Torino l'11 agosto 1855), in "Il Mezzogiorno e lo Stato unitario",
Torino-Einaudi 1972, p. 50.
IL
TESTAMENTO DI
CASSIODORO
 
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