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febbraio 2018
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CARDINE DELLA CULTURA E PRIMAVERA DEL MEDIOEVO

 

“…Egli non è una figura tra le altre della cultura della sua età, egli è invece il cardine, l’ispirazione di quella cultura, colui che ne ha saputo profilare e determinare gli aspetti, sia prima costituendo con la sua opera storica l’ambiente spirituale entro il quale la monarchia gotica poteva esercitare la sua funzione, sia dopo dando genialmente fondamento alla cultura monastica, gettando le basi di quella che e, sul piano delle istituzioni dottrinali, la facies caratteristica del Medioevo… 
  …Così l’opera di Cassiodoro a Vivarium venne ad integrare mirabilmente quella di San Benedetto e costituì il vero prototipo dei centri culturali monastici del Medioevo…


ETTORE PARATORE



E. PARATORE, Cassiodoro nella cultura del suo tempo, in: “Cassiodoro – Dalla corte di Ravenna al Vivarium di Squillace”. Atti Convegno studi, Squillace 25-27 ottobre 1990, Soveria M. 1993, pp. 19-25.



PRECURSORE DEL MONACHESIMO OCCIDENTALE

 

  “…Il movimento monastico occidentale e orientale rappresenta l’anello di congiunzione tra la civiltà antica e il mondo moderno e ha dato un apporto fondamentale al salvataggio delle antiche civiltà italiche e di quelle della Grecia e di Roma attraverso il Medioevo…

  …Nel VI secolo vennero due grandi regole,quella cosiddetta del maestro e quella di S.Benedetto da Norcia.Il precursore del monachesimo è stato Cassiodoro nel 550,fondatore del Vivarium presso Squillace, in Calabria…”


GIOVANNI RUSSO

Corriere della Sera



GIOVANNI RUSSO, Sotto le tonache si salvò la cultura. Corriere della Sera del 7 dicembre 1987, Per la presentazione del libro “Dall’eremo al cenobio, la civiltà monastica in Italia dalle origini l’età di Dante”; cfr. anche: Regola del Maestro (a cura di M.BOZZI – A.GRILLI), Brescia-Paideia, 1995.

 

 

VIVARIUM: UNA “DIVERSITÀ STRIDENTE”

 

  …Vivario, il monastero fondato da Cassiodoro nei pressi di Squillace in Calabria intorno al 554, rivela i contorni di una diversità stridente, inconciliabile con il tipo di cultura “scienter nescius et sapienter indoctus” dei coevi, rudi cenobiti del primo monachesimo e della stessa osservanza benedettina …una proposta rimasta senza seguito immediato…ma che più tardi …il Medioevo accoglierà1.


GUGLIELMO CAVALLO

Università di Roma



1. Dall’eremo di Cenobio, la civiltà monastica dalle origini all’età di Dante – Il Monachesimo nell’alto medioevo, Milano 1987, pag. 7. Dallo scriptorium senza Biblioteca alla Biblioteca senza Scriptorium, pag. 334



CASSIODORO SENATORE E SAN BENEDETTO

  Intorno al 555 (certamente tra il 545, secondo Gobry, e il 562, secondo O. Donnel), dopo un lungo soggiorno a Costantinopoli e anni di attività tra i fuorusciti romani a Bisanzio, Cassiodoro, come è risaputo, fonda a Squillace il Vivarium e sulle alture l’eremo di Montecastello.

  “Dopo aver visto nascere e finire molti regni di Eruli, Goti e Bizantini, Longobardi, dopo aver servito sotto molti sovrani, dopo aver conosciuto il potere e gli onori, ma anche l’emarginazione e l’esilio, egli trascorse l’ultimo terzo dei suoi anni conducendo una vita di signore devoto e ritirato, utilizzando le sue capacità di amministratore per l’organizzazione di un’abbazia modello, applicandosi all’istruzione dei suoi monaci nella dottrina cristiana ma anche nella conservazione dell’antico.

  “In questo senso, come grande organizzatore di vita monastica e creatore di nuovi modelli culturali e religiosi, Cassiodoro sta, al pari di Benedetto, alle soglie della grande civiltà monastica dell’Occidente europeo. “Averne fatto (di Vivario) un’istituzione di natura e finalità unicamente intellettuali è la conseguenza di due errori storiografici ricorrenti nelle indagini sulla cultura e la prassi scolastica della tarda antichità…

  “Anche il Vivario, in definitiva, segna un capitolo importante nella storia del primo monachesimo italiano e anche Cassiodoro è da collocare, con San Benedetto, tra i suoi grandi fondatori”.


SALVATORE PRICOCO

Università di Catania – Cattedra di Storia del Cristianesimo


S.PRICOCO, San Benedetto e Cassiodoro,in Vivarium Scyllacense, n.1/1990, pp. 21 – 28


 

…PADRE DELLA CHIESA

 

  “Flavio Magno Aurelio Cassiodoro…nacque a Scyllacium (l’odierna Squillace) …La sua ricca famiglia, presumibilmente di origine siriaca, era già insediata a Squillace al tempo del bisnonno che verso il 455 aveva difeso il Bruzio da un’invasione di Vandali. Per tramite di una parente, la vergine Proba, presumibilmente figlia di Q. Aurelio Simmaco e quindi sorella di Rusticiana andata sposa a Boezio, risultava altresì imparentato con i Simmachi e gli Anici…
   Il ritiro della politica attiva coincise per Cassiodoro con una sorta di “conversione religiosa”, conversione da non intendersi certo come primo approccio alla fede cristiana, ma, in ogni caso, come una svolta decisiva, come mutamento radicale sia sul piano esistenziale sia soprattutto sul piano degli studi…
   In data non precisabile tornò in Italia e in un ampio podere di sua proprietà nei pressi della natia Squillace fondò quella singolarissima istituzione di vita monastica e anacoretica (alle due discipline di vita erano destinati distinti edifici), dotata di autonome e cospicue fondi di sostentamento (campi coltivati, mulini, vivaio di pesci) e di una vasta e impegnativa Biblioteca, comunemente nata come Vivarium…non sappiamo se ed in che misura sia istituibile un rapporto fra la regola vigente in Vivarium e quella di San Benedetto…”.

PAOLO SINISCALCO

Università La Sapienza e Augustinianum – Roma



Patrologia: dal Concilio di Calcedonia (451) a Beda. I PADRI LATINI (Sec. V-VIII), a cura di A. Berardino, Institutum Patristicum Augustinianum, Genova-Marietti 1996, pp. 217-232;

cfr. anche: J. – P. MIGNE, Patrologiae Latinae cursus etc., Turnhout-Brepols, 1958. Tomus LXIII, LXIV.; Magni Aurelii Cassiodori Opera, in Corpus Christianorum, Series Latina, Turnholti-Brepols, 1958, Tomus LXIX, LXX; E. DEKKERS – A. GAAR, Clavis Patrum Latinorum, Steenbrugis-Brepols, 1965, pp. 294-299; A. QUACQUARELLI, Saggi patristici (Retorica ed esegesi biblica), in “Vetera Christanorum“, Bari 1971.