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febbraio 2018
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IL MANOSCRITTO DEL VIVARIO

Paolo Settimio Secondo, monaco nel cenobio di Vivario in Calabria, a Teodato, monaco nel monastero benedettino di San Paolo a Roma (anno 600 d. C. circa) …


  Tu sai che l’intento del venerabile Cassiodoro, allorché stabilì questo nostro cenobio, fu di fondare, lontano dalle guerre e dalla nequizia dei nostri tempi dissipati, una comunità che si dedicasse tutta a conservare e a trasmettere intatta la parola rivelata.
  Di qui la nostra attività prevalente di copisti delle Scritture, di qui anche una certa facoltà che ci è concessa di consultare i vecchi codici della nostra biblioteca quando quelli più recenti, che di regola utilizziamo, non ci sembrino perfettamente plausibili o corretti. Ti dirò che ne approfittiamo di rado e con prudenza.
  Lo stesso Cassiodoro lo ha fatto con tanta cura, da lasciare assai poco ai nostri dubbi e al nostro arbitrio. E molto raramente avvertiamo dunque il bisogno d’allontanarci dai manoscritti fatti approntare da lui …
  “Se le forze mi bastassero“, dice ancora Cassiodoro, “se io fossi meno infermo e la mia vista meno logora, amerei dedicare quel po’ di vita che mi rimane unicamente allo studio di questo manoscritto, per tanti versi ne traspaiono il sentimento della verità e a tratti, se non erro, la divina ispirazione E magari potessi alla fine – chiunque sia stato il suo autore – riconoscere in esso un quinto evangelio …”
  …Lo ricordo, Cassiodoro, negli ultimi anni della sua vita: si trascinava a fatica, è vero, ed era tremula la sua voce; ma quanto fertile era la sua mente e ancora vivida la sua memoria. Io giunto qui da poco, confuso tra i novizi, stupefatto confrontavo la mia con la sua cultura, ammirando senza invidia – ma un po’ umiliato, questo sì la sua preparazione in fatto di testi sacri. Non li aveva soltanto letti, li aveva sviscerati; e portava nei suoi metodi, nello sciogliere certi dubbi, nel decidere quale fosse la variante più probabile, quel giusto equilibrio tra misura e libertà che nascono solo da lungo studio e da tenace dimestichezza”.

 

 

M. POMILIO, Il Quinto Evangelio, Ediz. Rusconi, Milano 1974, pp. 54 e ss.