Vivarium Scyllacense                         Luciana CUPPO CSAKI*

              Anno VIII/2, 1997, 13-34

 

 

                    Beatus Cassiodorus

 

VIVARIUM SCYLLACENSIS VII (1996), riportando il verbale d’una seduta del Consiglio  d’amministrazione dell’Istituto di Studi su Cassiodoro e l’alto Medioevo in Calabria, dice fra l'altro: "Il presidente (dell' Istituto, on. Guido Rhodio) fa presente che sono in fase di ultimazione i lavori di completamento della Cattedrale e che tra questi è prevista la realizzazione di un grande mosaico che comprenderà tutte le figure emblematiche vissute o espresse da Squillace e dalla diocesi. Fa presente che sarebbe opportuno inserire anche quella di Cassiodoro, ripristinando
l’antico affresco esistente in Cattedrale e distrutto negli anni 50. Il Consiglio concorda
"[I].  La notizia, trasmessa quasi in sordina, così senza parere, va al cuore di un fatto denso di storia, cioè la venerazione per il beatus Cassiodorus, e riproponendo la raffigurazione di Cassiodoro fra i santi e le altre figure emblematiche della Cattedrale di Squillace, l’lstituto si riallaccia ad una tradizione multinazionale e plurimillenaria.  

Nei secoli passati Cassiodoro fu effettivamente rappresentato fra i santi di un altare, nella cattedrale di Durham (in Inghilterra settentrionale, lat. Durelmen, cattedrale cattolica suffraganea di York fino al 18 novembre 1559 quando, a seguito dello scisma anglicano, “Episcopatus cessat”: in Conradus Eubel, Hierarchia Catholica, III (1503-1592), Monasterr 1823, re-impressio Patavii 1968, p. 189); quindi, lungi dall’essere, come vorranno gli immancabili advocati diaboli, sintomo di campanilismo, il mosaico di Cassiodoro nella cattedrale di Squillace sarà in sintonia con quanto, storicamente, già si fece a livello europeo ed internazionale.

E veniamo al nocciolo della questione: Cassiodoro è un santo? La risposta, a livello di culto pubblico ed universale, spetta ovviamente alla Chiesa, e precisamente al Papa, poiché è noto che la dichiarazione di santità è un esercizio di infallibilità papale; ma in attesa delle disposizioni dell'Ordinario diocesano, spetta allo storico raccogliere le testimonianze della venerazione per il servo di Dio attraverso i secoli, preludio ad un eventuale processo di canonizzazione, ed ai fedeli di segnalare grazie ricevute. Nel caso di Cassiodoro, le testimonianze storiche non mancano, ed è qui che l’lstituto, raccogliendole in forma sistematica e curandone la pubblicazione, può svolgere, e sta di fatto svolgendo, un ruolo chiave. Nel frattempo, nulla vieta che, squillacesi e non, ci si rivolga, in via privata e personale, al servo di Dio Cassiodoro per ogni necessità; poiché, dove l'indagine va a tentoni, la fede va dritta al segno.

La Chiesa esige la testimonianza dei miracoli a garanzia di santità, e di Cassiodoro scriveva Pietro de Natali, sepultus in miraculis vivit; ma, come ben osservava padre Pio, i miracoli non vengono se nessuno li chiede. Perciò per il credente la via maestra è quella della preghiera: chiedete e vi sarà dato, anche attraverso l'intercessione dei santi. E poiché, come amava ricordare Cassiodoro facendo eco al suo maestro pater Augustinus, non abbiamo nulla che non ci sia stato dato, la preghiera di petizione, peraltro raccomandataci a livello che più alto non si potrebbe immaginare, è un semplice riconoscimento della nostra dipendenza da Dio Creatore.

Quindi, in attesa che le competenti autorità ecclesiastiche nominino un postulatore per la causa di beatificazione e, Deo volente, quella di canonizzazione di Cassiodoro Senatore, il chieder grazie a Dio tramite Cassiodoro sarà in ogni caso esercizio di umiltà cristiana, e la segnalazione di grazie ricevute sarà un servizio reso all'autorità ecclesiastica, poiché potrà rientrare nel quadro delle testimonianze indispensabili per ogni processo di canonizzazione.

Lo scopo di questo mio saggio è semplicemente di presentare alcune testimonianze storiche sulla venerazione a Cassiodoro attraverso i secoli. Evidentemente questo è solo un inizio per chiunque voglia fare di più e meglio, proseguendo nelle indagini qui appena accennate.

L’esame delle testimonianze della venerazione a Cassiodoro nella storia ci conduce a due tradizioni fra loro antitetiche: quella in cui Cassiodoro venne definito di volta in volta sanctus, beatus, e dottore della Chiesa, e quella secondo cui ogni attestazione di santità riguardo a Cassiodoro è da relegarsi nelle regioni del mito. Delle due, la seconda è senz'altro la più recente: essa risale agli Acta Sanctorum, e precisamente alla vita di Cassiodoro redatta da Daniel Papebroch per il tomo 11 del volume di marzo (1667), e converrà occuparci prima di questa, poiché è la meglio nota. Passeremo poi all'altra, ben più antica e coerente.

Daniel Papebroch dice testualmente:

Cassiodorus Senator, Theodorico et Athabrico Ostrogothorum Regibus in Italia carissimus, et scriptis indytus anno DXIV solus Consulatum gessit, et DLXII adhuc vivebat nonagenario maior, in suo prope Scyllitanam urbem in Calabria monasterio; quod extruxerat, et referta optimis libris bibliotheca ditaverat: qui Sanctum diceret et ecclesiastico cultu hoc die proponeret venerandum, primus repertus Witfordus in suo Martyrologio[II].

Cassiodoro viene cioè ricordato come "carissimo a Teodorico ed Atalarico, re degli ostrogoti in Italia," "inclito per gli scritti", console nel 514 ed ancora vivente ultranovantenne nel 562 nel suo convento vicino a Squillace (quest'ultima data è interessante, perché indica che Papebroch era a conoscenza del computo del 562, edito da Cassiodoro). Cassiodoro, continua Papebroch, costruì il suo convento e ne dotò riccamente la biblioteca, ma quanto a chiamarlo santo ed a proporlo al culto ecclesiastico in questo giorno (17 marzo), lo scoprì per primo Whytford nel suo martirologio".

La voce "Cassiodorus Senator" si trova fra i santi praetermissi et in alios dies reiecti, quelli cioè omessi dal calendario di marzo o ricordati in un altro giorno. Come risulta chiaramente dalla stroncatura di Papebroch, Cassiodoro appartiene ai santi radiati dalla lista, non a quelli trasferiti ad un giorno diverso; per di più, l’indice dello stesso volume riporta il nome di Cassiodoro come segue: Cassiodorus Senator an Sanctus?, domanda a cui il testo risponde con la voce "Senator”[III].

Papebroch era in errore. Innanzitutto, Robert Whytford ("Uitfordus" degli Acta Sanctorum), che visse nel sedicesimo secolo, non fu il primo ad annoverare Cassiodoro fra i santi; a parte la tradizione più antica, non rilevata da Papebroch, gli Acta Sanctorum ignorano le fonti citate dallo stesso Whytford, da cui egli trasse la biografia di Cassiodoro per il suo martirologio[IV]. Essi ignorano anche il menologio benedettino di Bucelin, benché Papebroch conosca quest’autore[V]. In secondo luogo, Whytford non si proponeva di aggiungere Cassiodoro alla liturgia, ma semplicemente di scriverne la vita per la lettura spirituale delle religiose cui era dedicato il martirologio, ed in genere per l’edificazione dei fedeli. Nonostante questi errori ed omissioni, la valutazione di Papebroch rimase determinante per la fama di santità di Cassiodoro nei secoli a venire.

In senso negativo influì anche la critica positivista del secolo diciannovesimo. Theodor  Mommsen si occupò a lungo di Cassiodoro per l’edizione critica delle Variae e del Chronicon, ma la tradizione luterana, che non accetta la venerazione dei santi, ed il positivismo del secolo diciannovesimo, chiuso ad ogni manifestazione del soprannaturale, fecero sì che per l’illustre filologo tedesco il problema della santità di Cassiodoro non si ponesse neppure; tanto più che le idee dell’autorevole studioso sulla psicologia di Cassiodoro (formulate con molta decisione nella sua prefazione all’edizione delle Variae dei Monumenta Germaniae Historicae) mal si accordavano con un sia pur tenue odor di santità: Sylloge Cassiodorana Variarum Libri Xll...ingenium auctoris testatur et pavidum et callidum et ita umbratile, ut ne ii laudare queant qui imitantur[VI].

Questo non è un terreno propizio alla venerazione dei santi, ed infatti gli studiosi formatisi alla scuola di Mommsen non ritennero mai che Cassiodoro fosse tale, né tantomeno si chiesero se ci fosse stato un suo culto. Mommsen, però, non dubitò mai della storicità di Cassiodoro, anzi dobbiamo a lui le serie indagini storiche relative alle edizioni critiche delle Variae e del Chronicon nei Monumenta Germaniae Historica . Il verdetto sulla non attendibilità storica del culto di Cassiodoro non venne dalla Prussia luterana, ma da un altro bollandista: Hippolyte Delehaye, che in un saggio destinato ad avere molta influenza smontò l’idea della santità di Cassiodoro, notando che i martiri di Calabria, ad uno dei quali si diede il nome "Cassiodoro", non sono figure storiche, e di conseguenza la venerazione per Cassiodoro è da relegarsi, come i martiri di Calabria, nelle regioni del mito[VII].

Evidentemente è un non sequitur, perché, anche ammettendo (e non è un’ammissione giustificata) che i martiri di Calabria non siano mai esistiti, e che il nome "Cassiodoro" sia stato attribuito ad uno di loro da un agiografo intraprendente, ciò nulla toglie alla storicità di Magno Aurelio Senatore Cassiodoro[VIII]. Ciò nonostante, l’opinione del padre Delehaye prevalse e fece scuola: quasi quarant’anni dopo un altro bollandista, M. Coens, chiedendosi perché mai Cassiodoro fosse invocato nelle litanie di Münstereifel fra i padri della Chiesa, usando la stessa tecnica di Delehaye, giungeva ad analoghe conclusioni: A la vérité, Bède l'appelait un docteur de l'Eglise (Commentaire d’Esdras, 1. II, c. 7) et Alcuin le nommait sur une seule ligne avec Jean Chrysostome et Jean Damascène (Versus de sanctis Euboricensis ecclesiae, v. 1545). On n’ignore pas qu’un S. Cassiodore apparait dans un groupe de martyrs du temps des Antonins, dotés d’une légende circonstanciée, en grec et en latin. Le P. Delehaye a démontré (Saint Cassiodore, dans Mélanges Paul Fabre, p. 40-50) que 'le groupe des martyrs Dominata, Viator, Senator, Cassiodorus n’a jamais existé que dans l'imagination de l’hagiographe' et que Senator et Cassiodorus 'ne sont autre chose que le dédoublement du célèbre homme d’état Cassiodorus Senator"[IX]. Non potendo cioè negare la venerazione attestata a Cassiodoro da Beda ed Alcuino, Coens passa immediatamente a parlare dei martiri di Calabria, secondo lui creature di fantasia; e poiché queste sono le ultime righe dedicate a Cassiodoro, l'impressione lasciata al lettore è che il tutto appartenga alle favole agiografiche. Direi che questo sia ancor oggi lo status questionis; in altre parole, l'opera di demolizione iniziata più di tre secoli fa da Daniel Papebroch ha dato i suoi frutti[X]. Come per tanti altri santi, la scuola bollandista nega validità al culto di Cassiodoro perché non è possibile seguirne la tradizione agiografica con sufficiente continuità[XI].

Ma è prematuro negare l’esistenza di una tradizione che non si è neppure cominciato a prendere in esame, ed è compito dello storico il tentare di ricostruirla ed il ritrovarne gli elementi di continuità. Essa è già attestata al tempo di Beda (prima, non si sa) e continua per un millennio, fino a Gabriel Bucelin, che è l’ultimo ad includere Cassiodoro nel menologio benedettino prima del pollice verso di Daniel Papebroch[XII]. Oltre alla generica reputazione di santità, la venerazione per Cassiodoro si articola in una biografia, che a giudicare dalle diverse redazioni risale a due tradizioni distinte; un culto pubblico espresso da litanie in cui Cassiodoro si invoca fra i dottori della Chiesa e confessori; ed infine il culto locale in monasterio castellensi, ancora da verificare, per cui l’indagine archeologica potrebbe fornire i dati necessari.

 La tradizione insulare: Beda, Alcuino e la cattedrale di Durham.

 La prima documentazione scritta relativa alla fama di santità di Cassiodoro ci viene dalla Northumbria, con Beda (673-735) e mezzo secolo più tardi Alcuino; ma ci fu anche una documentazione di tipo monumentale, poiché l’altare della cattedrale di Durham recava l'immagine di Cassiodoro fra i santi.

Beda ricorda Cassiodoro nel suo commento al libro di Esdra. Eccone il testo: Quis etenim explicare valeat, quantum Ecclesiae liberalitate donorum regalium, vel adiuta sit, vel etiam locupletata per orbem? Quamvis etiam iuxta allegoriam possit accipi, quod de arca regis sumptus in opus templi tribuantur, cum etiam ex familia principum saecularium aliqui ad fidem Christi, faventibus ipsis principibus, conveniunt; qui velut in arca erant regis, dum regalium essent arcanorum conscii. Sed dantur presbyteris, hoc est senioribus Judaeorum, in sumptus operis templi, dum his qui in Christi confessione praecesserunt magistris erudiendi, atque Ecclesiae membris adunandi committuntur; qualis fuit Cassiodorus quondam senator, repente Ecclesiae doctor; qui dum in expositione Psalmorum, quam egregiam fecit, diligenter intuitus est quid Ambrosius, quid Joannes, quod caeteri fratres dixerunt, edoctum se procul dubio a senioribus Judaeorum, id est, confitentium et laudantium, probavit ( in Ezram et Neemiam 7).

L'accostamento operato da Beda fra la figura di Esdra e quella di Cassiodoro è probabilmente dovuto alla raffigurazione di Cassiodoro nel codice Amiatino: come recentemente dimostrato da Paul Meyvaert, non sapendo che il vegliardo rappresentato nel codice vivariense da cui discende l’Amiatino era Cassiodoro, i monaci del convento di Beda pensarono inizialmente che si trattasse di Esdra; in un secondo tempo, quando l’equivoco fu chiarito, Beda interpretò allegoricamente un passo del libro di Esdra in relazione a Cassiodoro, rendendo in tal modo plausibile la miniatura dell’Amiatino[XIII]. Da rilevare, poiché un dottore della Chiesa è santo per definizione, la caratterizzazione di Cassiodoro Ecclesiae doctor, degno discepolo di Ambrogio e degli altri padri; Beda non ha dubbi sul posto che spetta a Cassiodoro nella patristica, né sulla sua santità di vita dopo la conversione.

 

La qualifica di santo diventa esplicita nei versi di Alcuino, l’erede spirituale di Beda. Nei Versus... de sanctis Euboricensis ecclesiae egli ricorda i volumi dei padri raccolti nella biblioteca della nuova chiesa cattedrale di York dal vescovo Aelberht[XIV]:

 

lllic invenies veterum vestigia patrum:

quidcquid habet per se Latio Romanus in orbe,

Graecia vel quicquid transmisit clara Latinis,

Hebraicus vel quod populus bibit imbre superno,

Africa lucifluo vel quicquid lumine sparsit:

quod pater Hieronymus, quod sensit Hilarius atque

Ambrosius praesul, simul Augustinus et ipse

sanctus Athanasius, quod Orosius edit acutus,

quicquid Gregorius summus docet et Leo papa,

Basilius quicquid Fulgentius atque coruscant,

Cassiodorus item, Chrysostomus atque lohannes (vv.1 536-1 546)

 A questi nomi della patristica seguono quelli degli anglosassoni Aldelmo e Beda, e poi vari scrittori dell'antichità. Cassiodoro si trova dunque nella compagnia dei padri della Chiesa, per le cui opere Alcuino usa l’espressione consueta di Beda: vestigia patrum. Ed è proprio questa terminologia uno dei tratti che indicano la continuità della tradizione da Beda ad Alcuino; un altro è che immediatamente dopo i padri Alcuino ricorda Beda magister (v. 1547). Lo studio dei testi usati da Beda e quelli della biblioteca di York è ulteriore prova dell'influenza che Beda ebbe nella formazione di Alcuino[XV]. Un ultimo punto: Alcuino imitò Venanzio Fortunato nel suo catalogo di dottori della Chiesa, ma Fortunato non accenna a Cassiodoro. Questa è un'innovazione di Alcuino, ed appartiene alla tradizione insulare sua e di Beda, suo maestro[XVI].

Forse da porre in relazione con la stima in cui Cassiodoro era tenuto a York è la sua raffigurazione già esistente nella cattedrale di Durham, fra le molte immagini che adornavano l’altare dei santi Girolamo e Benedetto. Esse sono ora scomparse, ma ce ne resta la descrizione fatta da Giovanni Wessington prima del 1416 (probabilmente fra il 1407 ed il 1409) nel suo trattato De origine monachatus cum aliis de statu monachali[XVII]. Ciascuno dei personaggi dipinti presso l’altare (tutti, dice Wessington, appartenenti all’ordine di San Benedetto) era identificato da una breve iscrizione; conformemente alla tradizione, i vari membri dell’ordine erano divisi in varie categorie, patriarchi, arcivescovi, vescovi, abati, e così via. Cassiodoro è compreso tra i dottori, e non viene chiamato monachus . I suoi vicini sono Vincentius Lirinensis, monachus et doctor, Sophronius, monachus et doctor, Cassiodorus, doctor, Paulus Diaconus Cassinensis, monachus et doctor (f. 24v).

Per garantire la storicità delle figure ritratte, Giovanni Wessington aggiunge di sua iniziativa una breve biografia per ciascuno dei personaggi, indicandone accuratamente le fonti. Quella della biografia di Cassiodoro è l’Historia aurea, o cronaca di Giovanni di Tynemouth, anche detto Giovanni di York (secolo quattordicesimo)[XVIII]. Per quanto riguarda la tradizione agiografica, essa non presenta elementi di particolare rilievo.

Con Alcuino, e con le riforme istituite da Carlomagno, le opere di Cassiodoro divennero maggiormente note in tutta Europa, e sarebbe logico aspettarsi che la venerazione per Cassiodoro si accrescesse con esse. Probabilmente è da vedere in questo quadro l’anonima prefazione ad una selezione del commento sui salmi, tratto da Cassiodoro ed Isidoro, dedicata a Baterico vescovo di Ratisbona, quindi databile intorno all’814[XIX].  Anche in questa composizione, Cassiodoro ha posto fra i dottori della Chiesa. Dice l'autore: Sanctorum et venerabilium doctorum pro exiguitate sensus mei perscrutans eloquia, ex quibus, qua valui brevitate, quosdam colligens flosculos, vobis obtuli relegendos, quatenus vestro studio magna ex jllis suavitas accepta, divinis offeratur conspectibus. Sunt enim maxime ex Psalmorum expositione, qui quodam privilegio Deitatis sacrati habentur laudibus, ipsa, perparva excerpta capitula: quos sancti Patres nostri et doctores Ecclesiae exposuerunt, Hieronymus videlicet, Augustinus, Cassiodorus magnus et eloquens vir. Santo e venerabile dottore e padre della Chiesa, uomo grande ed eloquente: questi sono i titoli che accompagnano il nome di Cassiodoro nella prefazione al florilegium tratto dai commenti ai salmi[XX].

 

Le litanie di Münstereifel.

 

Dall'ambiente carolingio provengono anche le litanie di Münstereifel contenenti l'invocazione Sancte Cassiodore, ora pro nobis. Esse si trovano nel codice 1:121 (già 50) della Bibliothèque nationale del Lussemburgo, e sono accessibilissime grazie all’eccellente servizio della biblioteca per copie e microfilm[XXI]. Dico questo perché due libri relativamente recenti su Cassiodoro - lo Studi sui luoghi cassiodorei di Emilia Zinzi e Cassiodorus di James O’ Donnell - fanno entrambi riferimento alle litanie, ma senza citarne il nome preciso o dare alcuna indicazione bibliografica, quasi esse fossero alcunché di mitico o nebuloso, mentre invece si tratta di preghiere chiaramente documentate di cui, grazie all’impegno di un filologo tedesco del secolo diciannovesimo, è relativamente facile ricostruire la provenienza[XXII].

Il codice 1:121 fu copiato da una sola mano, quella del canonico di Münstereifel Thilmann Pluynsch, così firmatosi in una sottoscrizione a f. 103, in un’altra a f. 175v (Johannes: 7448 Domnus Tilmannus me scripsit), ed infine l'ultima a f. 1 75v: Et sic est finis. Scriptum et conpletum per me Tilmann Pluntsch, canonicum ecclesie sanctorum Chrisanti et Darie Monasterii Eyfflie, anno Domini MCCCCXLVIII, ipso die Urbani pape. Esso contiene i cinque libri della Consolatio philosophiae di Boezio, elementi di cronaca di Münstereifel, e svariate preghiere ed invocazioni, fra cui le litanie; il merito della scoperta e della prima pubblicazione va al professor H. J. Floss di Bonn, che nel 1869 pubblicò integralmente le litanie del codice in appendice alla sua monografia Romreise des Abtes Markward von Prüm und Übertragung der hh. Crysanthus und Daria nach Münstereifel. Le litanie di Münstereifel furono in seguito pubblicate in una serie di saggi sulle litanie antiche ad opera del bollandista M. Coens; il quale, pur notando che Cassiodoro è invocato nelle litanie al posto che gli spetta, fra i confessori e dottori, non ne trasse alcuna conseguenza quanto all'esistenza di un culto, ma si arrestò alla constatazione che il suo predecessore Hippolyte Delehaye aveva dimostrato che i martiri di Calabria sono una favola[XXIII].

I dati fondamentali per la cronologia e la provenienza delle litanie sono quelli stabiliti da Floss nel 1869. Egli notò che le preghiere del codice 1:121 non presentano alcuna invocazione per l’imperatore, mentre vi sono preghiere per il re, e concluse che con tutta probabilità le litanie, nella loro forma presente, sono anteriori al 962, anno dell'incoronazione di Ottone I, primo imperatore di Germania[XXIV]. La provenienza del codice, notata dal canonico Pluntsch, è Münstereifel; studiando la prominenza dei patroni di questo convento nelle preghiere del codice, Floss poté dimostrare che essa coincide con il luogo d’origine del manoscritto. Il testo, che cito per la parte che si riferisce ai dottori della Chiesa e confessori, è il seguente: Sancte Silvester, Damase, Hilari, Martine, Ambrosi, Eusebi, Leo, Gaye, Augustine, Hieronime, Ysidore, Cassiodore, Athanasi, Gregori[XXV].

Münstereifel era una fondazione dell’abbazia di Prüm, sita nella diocesi di Colonia e canonicamente soggetta alla casa madre dalle origini (830 od 836) fino a circa l'anno mille[XXVI]. I legami di Prüm con la dinastia franco-carolingia erano forti e duraturi: sono frequenti le donazioni o conferme di donazioni fatte a Prüm, da Pippino il Piccolo (762) a Ludovico il Pio e a Lotario. Anche i rapporti personali fra i regnanti e l'abbazia di Prüm erano stretti: Ludovico il Pio visitò Prüm nell'821, nell’833 affidò alla tutela del monastero il fratellastro Carlo il Calvo, nell’834 diede all’abate Marcardo il delicato compito di recapitare una lettera di rampogne al figlio Lotario. Succeduto a Lodovico il Pio, Lotario rimase in buoni rapporti con il convento, tanto da farvisi monaco negli ultimi anni di vita. Dati i legami di Prüm con la dinastia carolingia, è plausibile che il nome di Cassiodoro sia stato aggiunto alle litanie di Münstereifel in seguito all’influenza di Alcuino, divenuto precettore di Carlomagno, ma può anche darsi (mancano, finora, gli elementi per una decisione) che l’invocazione Sancte Cassiodore, ora pro nobis abbia origini più antiche. In ogni caso, essa dovette essere consona alle disposizioni date da Carlomagno in materia di culto per i territori da lui governati, che rimasero poi la norma per i suoi successori; e fra tali disposizioni spiccano quelle volte ad arginare la proliferazione di preghiere ed invocazioni che poco più erano che superstizione. Il capitolare di Erardo di Tours, dell’anno 858, ammonisce: De ignotis angelorum aliorumque sanctorum nominibus, ut non recitentur, cioè che non si recitino nomi ignoti di angeli e di altri santi[XXVII]. Cassiodoro era figura pienamente storica, quindi ben nota, venerato come dottore della Chiesa universale, e non originario della Renania, perciò atto a costituire un esempio opposto a santi immaginari o sconosciuti all’infuori di un ambiente strettamente locale.

Inoltre, le litanie o rogazioni erano preghiere pubbliche, non nel senso di preghiera liturgica, ma in quello usuale del termine, cioè preghiere che si recitavano durante processioni con concorso di popolo; il che poteva risultare in raduni conviviali, anch’essi oggetto del capitolare di Erardo: De diebus rogationum, ut reverenter ac studiose absque turpibus iocis et verbis celebrentur. Vt nullus in eis prandia, comessationes, diversasque potiones per diversa loca praesurnat (Cap XCV). Da questi testi risulta che i vescovi esercitavano un controllo sulle litanie, che venivano regolate dall’autorità dell’Ordinario diocesano, e ciò vale anche per l’introduzione di nuovi nomi di santi[XXVIII]. Le litanie erano preghiere locali (il che spiega la straordinaria varietà di nomi di santi che vi si incontrano), ma non arbitrarie o capricciose, bensì soggette all'autorità del vescovo. Il nome di Cassiodoro in quelle di Münstereifel vuol dire che là egli veniva invocato con gli altri dottori della Chiesa, in pubblico e con il consenso almeno implicito dell’autorità diocesana: bisogna quindi vedervi qualcosa di più che la semplice pietà privata, e precisamente quell’initium quoddam cultus richiesto dalla Chiesa quale prova di santità per i tempi anteriori ad Urbano VIII.

Quanto all'antichità dell’invocazione a Cassiodoro, v’è la possibilità - ed io vedrei due linee di indagine - che essa venne introdotta nelle litanie di Münstereifel non individualmente, ma assieme ad altre invocazioni più antiche del convento stesso. Fra i luoghi che lasciarono la loro traccia nelle invocazioni di Münstereifel ci sono Besançon (con i santi vescovi Donato e Germano), ma sopratutto Treviri, rappresentata da Gaio, Massimino e Paolino, Eucario, Valerio, Materno, Agrita e Niceto. Fra questi santi spiccano i vescovi di età merovingia o tardoantica; i loro nomi ci dicono che prima di essere adottate a Münstereifel, le litanie viaggiarono da sud a nord, da Besançon a Treviri e lungo il Reno e la Mosella, fino all'Eiflia[XXIX]. Questa è una delle due piste da seguire per studiare la trasmissione dell'invocazione a Cassiodoro, tanto più che essa coincide con l’itinerario del computo vivariense di Felice di Squillace, che viaggiò dalla Borgogna verso lo scriptorium di Colonia[XXX].

La seconda pista è quella della provenienza dell’invocazione a Cassiodoro dalla penisola iberica. Nelle litanie di Münstereifel egli viene invocato immediatamente dopo Isidoro, ed i loro nomi sono entrambi vicini a quello di Atanasio. Ciò che fece avvicinare questi nomi fu la comune venerazione in un determinato ambiente. Isidoro di Siviglia è relativamente raro nelle litanie, certo molto meno frequente che i quattro dottori della Chiesa occidentale, presenti pressoché universalmente nelle invocazioni, e relativamente raro è pure Atanasio, invocato con Isidoro e Cassiodoro nelle litanie di Münstereifel. Ciò che accomuna i tre è l’opera svolta contro l’eresia ariana, e forse le litanie vollero ricordare proprio questo. Se così fosse, i nomi sarebbero stati introdotti dopo il 636, anno della morte di Isidoro, in un’epoca non lontana dal V Concilio di Toledo (633), che aveva incoraggiato la composizione di preghiere per i fedeli. Questi gli elementi a favore della provenienza iberica, che avrebbe raggiunto Münstereifel attraverso la Settimania e la Francia meridionale, giungendo poi in Borgogna e seguendo il consueto itinerario da lì al nord[XXXI].

 

 

 

Le biografie: Pietro de’ Natali e Giovanni Tritemio.

 

Anche la biografia di Cassiodoro giunta a noi nella versione di Pietro de’ Natali presenta caratteri merovingi ed è databile al settimo od ottavo secolo. Resta da vedere se cia sia una coincidenza, o se questa tradizione biografica e l'invocazione a Cassiodoro nelle litanie possano risalire ad una fonte comune.

Pietro de’ Natali (floruit nella seconda metà del secolo XIV) è autore del Catalogus sanctorum, un’opera scritta nel 1369, copiata nel codice vaticano Ott. lat. 225 nel 1408 e successivamente stampata in varie edizioni[XXXII]. Il Catalogus ebbe larga diffusione, e ad esso attinse Robert Whytford per il suo Martirologe[XXXIII]; dopo la stroncatura di Papebroch esso trovò detrattori, ed all’inizio del secolo ventesimo il nome di Pietro de’ Natali sparisce dalla bibliografia agiografica: Henri Quentin non ne fa cenno nel suo Martyrologes historiques ed Hippolyte Delehaye lo ricorda in La critique des martyrologes, ma solo con il breve accenno "comme disait Pierre Natali"[XXXIV].

Il Catalogus non professa d’essere un’opera originale, anzi, l’autore afferma di essersi limitato a quanto riportato da autori che egli sa essere seri, e perciò degni di fede[XXXV]. Il testo è il seguente:

 

De sancto Cassiodoro confessore

 

Cassiodorus confessor ex senatore monacho quondam Theoderici regis Italiae cancellarius, natione Apulia floruit tempore Childeberti regis francorum. Hic vitae sanctitate admodum effulgens divina et humana litteratura pollens, nonnulla perutilia ecclesiae Dei digessit, nempe libellum de Trinitate. De anima. De amicizia. Variarum. De orthographia. Super psalterio tractatus super CL psalmos. Scripsit et historiam tripartitam et Justiniani primi temporibus humanitatis debitum soluit Sepultus in miraculis vivit.

 

Da questa biografia emergono alcuni fatti che potrebbero essere altrettanti punti di riferimento per ulteriori indagini; fondamentali fra essi quelli relativi alla data della festa di Cassiodoro, e quelli che ci consentono di ritenere che Pietro de’ Natali usò per questa biografia un testo di età e provenienza franco-merovinge.

Pietro ignora la data della festa di Cassiodoro, e lo colloca perciò nell'undicesimo libro del suo Catalogus, riservato ai santi di cui si ignora la data. Questo è l’elemento fondamentale che distingue la tradizione agiografica cui attinse Pietro de’ Natali da quella benedettina, che festeggia Cassiodoro il 25 settembre; ma altri particolari della biografia sono importanti per determinare la cronologia della vita cui attinse il nostro autore e l’ambiente culturale da cui essa proviene.

Evidentemente la biografia fu scritta in stile letterario, e venne da ambiente colto; ciò si deduce dal catalogo delle opere di Cassiodoro e dall’espressione ex senatore monacho, derivata o direttamente da Beda o da altri scrittori medievali che frequentemente usarono questa formula per esprimere in sintesi la conversione di Cassiodoro. Derivato dalla cultura carolingia sembra pure il termine cancellarius ("cancelliere") per indicare l’attività di Cassiodoro alla corte di Teodorico, invece del classico quaestor. Pure derivato dall'ambiente franco, e particolarmente da Gregorio di Tours, è il metodo di datazione, secondo gli anni di regno del re in carica: per Cassiodoro abbiamo floruit tempore Childeberti regis francorum , che deve intendersi come Childeberto I, divenuto re di Parigi nel 511 e di Borgogna nel 534, deceduto nel 558. Questo sistema di datazione trova ampio riscontro nell’Historia francorum di Gregorio di Tours, e continua fino all’epoca di Carlomagno[XXXVI]. Possiamo dunque dire che la vita riassunta da Pietro de’ Natali fu redatta in ambiente franco-borgognone prima dell’800.

Questa valutazione trova riscontro nel catalogo delle opere di Cassiodoro, da cui mancano le Institutiones. Esse non erano note a Beda e non vi sono manoscritti attestati nel nord Europa prima del secolo IX; il codice più antico che abbiamo, quello di Bamberga, dell’ottavo secolo, è di Montecassino. Anche questo è dunque un segno d’antichità di questa biografia. Inoltre, l’autore non ha chiara la distinzione fra l’Apulia (Puglie) e la Calabria; ciò sarebbe comprensibile in qualcuno senza conoscenza dei luoghi, che conosca però Paolo Diacono od il latino classico Calabria con il significato di "Puglie"[XXXVII]. Infine, l'attribuzione del De Trinitate (di Boezio) a Cassiodoro può essere un indizio che Cassiodoro fu l’editore di quest'opera[XXXVIII].

Come Pietro de’ Natali, così Giovanni Tritemio può considerarsi l'ultimo anello di una tradizione agiografica le cui origini ci sono ancora ignote. Dopo il Tritemio Cassiodoro continua ad essere venerato nell’ordine benedettino, tanto che quando, nel ventesimo secolo, Alfons Zimmermann propone di escluderlo, egli fa così non perché vi sia ragione di dubitare delle virtù di Cassiodoro, ma perché si esclude la sua appartenenza all’ordine di San Benedetto; ma le notizie tramandateci da Bucelin sono derivate per lo più da altri scrittori, e non hanno valore indipendente, mentre il Tritemio sembra essere l’ultimo ad aver usato testi ancora tutti da studiare.

Giovanni Tritemio non ha sempre avuto una buona stampa, e non è esente da errori e contraddizioni, che peraltro ammette e di cui chiede venia lui stesso[XXXIX]. Anche nel caso di Cassiodoro, di cui Tritemio si occupò in due opere distinte - De scriptoribus ecclesiasticis e De viris illustribus ordinis Sancti Benedicti - egli dà due notizie diverse per la data di morte: "anno 575" nel De scriptoribus, "vixit circa 600 anno” nel De viris illustribus. Si tratta in realtà di un approfondimento delle cognizioni di Tritemio, che, quando scrisse il De viris illustribus (1493), non conoscendo la data precisa, ne diede una approssimativa, cioè "verso l’anno 600". Quando poi egli rivide il suo De scriptoribus ecclesiasticis per l’edizione di Basilea (1494), Tritemio aggiunse la data, che passò poi nel menologio di Bucelin. Questo particolare conferma ciò che dice Tritemio stesso, che cioè lui ha usato e riprodotto varie fonti; ma queste fonti, evidenternente appartenenti alla tradizione benedettina ed indipendenti da quella di Pietro de’ Natali, non ci sono note. Ecco dunque la redazione definitiva della vita di Cassiodoro nel De scriptoribus ecclesiasticis

 

Cassiodorus Monachus et Abbas coenobii apud urbem Ravennatensem, vir in divinis scripturis valde doctus, et in secularibus litteris omnium suo tempore facile eruditissimus, non minus sanctitate, quam scientia clarissimus effulsit. Hic primum fuit Cancellarius Theoderici regis Italiae, et Senator Ravennae, ac Romanae urbis consul postea contemptis vanis honoribus saecu pro amore Dei Monachus factus est. Ex tunc studium litterarum humanitatis ad expositionem sanctarum Scripturarum conferens, multos elegantissimos tractatus composuit. De cuius opusculis subiecta feruntur (segue il catalogo delle opere).

Alia quoque multa composuit quae ad notitiam nostrae lectionis non venerunt. Claruit temporibus Justini Senioris usque ad imperii Justini junioris prope finem, annos habens aetatis plus quam XCV anno Domini DLXXV[XL].

 

Nel De viris illustribus Tritemio colloca Cassiodoro nel terzo libro, dedicato ai santi (de pontificibus et sanctis canonisatis). Ciò conferma che per Tritemio, come per Pietro de’ Natali, Cassiodoro era un santo in piena regola, ed il compito per lo studioso è seguire, risalendo nel tempo, gli scrittori benedettini da cui Tritemio forse attinse. Fra essi non c'è, come si potrebbe credere, Sigberto di Gembloux; la data della morte di Cassiodoro non è derivata da lui. Le piste da seguire sono l’Opus canonisatum de ordine S. Benedicti di Andreas di Michaelsberg, un contemporaneo del Tritemio; un altro De scriptoribus ecclesisticis del benedettino Treffler di Schönberg, e Christopher Lieb, autore di De dignitate et magnificentia ordinis S. Benedicti[XLI]. In ogni caso, Tritemio è il continuatore di una tradizione che ricorda i santi dell’ordine, e ne è consapevole, al punto da giustificare, nel prologo al terzo libro del suo De viris illustribus, il discostarsi in alcuni punti da questa tradizione. Egli ha cioè usato, ci dice Tritemio, veteres historias, ma non ha seguito l’ordine consueto secondo il rango: scriptores illustres non secun dum excellentiam dignitatum, sed ordinem temporum, ut potui, digessi[XLII].

La scoperta di Guido Rhodio relativa all'esistenza del convento benedettino di San Martino nel “palazzo di Cassiodoro” fino all’epoca del vescovo di Squillace Mesimerio[XLIII] potrebbe rendere comprensibile il permanere della venerazione per Cassiodoro, e la memoria della data precisa della morte, in seno all’ordine benedettino; poiché, se i benedettini erano subentrati ai monaci vivariensi (o se quelli vivariensi erano confluiti nell’ordine benedettino) adottando come loro sede l’antica dimora di Cassiodoro, trasformata da lui in convento, questi benedettini vivevano nel luogo dove Cassiodoro stesso visse e morì, e con tutta probabilità accanto alla chiesa di San Martino, dove volle essere sepolto. Vivendo accanto alla tomba del fondatore, è naturale che si mantenesse la memoria della morte.

Ciò può trovar conferma nel Menologium di Bucelin, che inizia la biografia di Cassiodoro con la formula In Monasterio Castellensi, S. & Magni Aurelii Cassiodori[XLIV]. Il particolare che Cassiodoro si venerava nel monastero Castellense potrebbe, naturalmente, essere un abbellimento dovuto alla penna di Bucelin; ma potrebbe anche risalire ad una tradizione più antica, poiché la formula in monasterio... con il nome del luogo è tipica dei martirologi storici medievali, quelli che accoglievano santi venerati localmente, ma pressoché sconosciuti altrove; così ad esempio nel codice vaticano Reg. lat. 511, scritto dopo il 994, che è un martirologio vicino a quello d’Adone, troviamo: In territorio lugdunensi monasterio virensium natalis sancti Eugendi abbatis (f. 5); in pago dorcassino corbionis monasterio natalis sancti Launomari confessoris (f. 10), e così via.

In attesa delle indagini archeologiche sui veri luoghi cassiodorei, tante volte e con tanta passione auspicate nelle pagine di Vivarium Scyllacense, bisogna continuare a lavorare sui testi, poiché sono tante le vie ancora aperte. Ed il compito che l’Istituto di Studi su Cassiodoro e l’Alto Medioevo in Calabria vorrà forse assumersi è il faticoso, ma più che mai necessario lavoro di ricostruzione della verità storica su Cassiodoro, ignorata dal positivismo del secolo diciannovesimo e negata dai modernisti del nostro secolo. La fede degli squillacesi farà il resto.

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 *             Socia onoraria del nostro Istituto e studiosa ormai di prestigio internazionale, Luciana Cuppo Csaki - che ringraziamo vivissimamente per questo interessante e fondamentale contributo - è nata a Trieste, dove consegue la sua prima laurea (Italian and Latin literature), ma vive a New York.

                   Prosegue gli studi in diverse università, tra cui Heidelberg (Tedesco), Kansas (lingua e letteratura tedesca), Fordham University (Latin and Greek), Columbia University, mentre all’American Numismatic Society di New York si applica come ricercatrice e diventa assistente del prof. Pierre Bastien, che preparava il suo lavoro sul busto imperiale nella monetazione romana.

                   Fu proprio lo studio della Numismatica e in particolare della documentazione sulle monete romano-ostrogote ad avvicinarla a Cassiodoro, a farle pubblicare i suoi primi saggi su questa personalità, per la rivista canadese Florilegium (Vivarium I.X of Cassiodorus as a Program of Monetetary Policy) e per l’antologia degli Acta (Money and Order in Vivarium Libri XII of Cassiodorus in Ideas of Order in the Middle Ages) di Binghamton, e quindi a farla concentrare su Cassiodoro ed il suo tempo, in particolare sullo studio della tradizione dei manoscritti vivariensi o noti a Vivario.

                   Lunghissimo l’elenco delle sue pubblicazioni, tra cui, oltre a quelle sopra richiamate, si segnalano: The Work o Anatolius graecus in the latin Manuscript Tradition of the EarlyMiddle Ages, in America Philological Associazion, abstracts of the One Hundred Twenty-Eigghth Annual Meeting (New York 1996); La catacomba di San Domitilla come centro di culto e pellegrinaggio nel sesto secolo ed Alto Medioevo, in Akten des XII Internationalen Kongresses fur Christliche Archeologie (Jahrbuch fur Antike und Christentum Erganzungsband 20,2) Munster 1995; A Mark of Sovereignty by Constantinople: Conob on Western Coins in the Late Fifth and Early Sixth Centuries, abstract of paper in: Resumès des communications, XVIII Internationsl Congres of Byzantine Studies, Mosca 1991; ecc.

                   Attualmente sta pubblicando la relazione fatta al Congresso di Studi bizantini di Copenaghen, dove disse che il Cas. 641 di Montecassino deriva da un archetipo vivariense; sta rielaborando la relazione fatta al Congresso di Numismatica di Berlino, in cui disse che il chi-ro su alcune monete romane in bronzo commemora la fine dello scisma nel 514, anno del consolato di Cassiodoro, mentre è intensamente impegnata nell’ultimazione del libro riguardante La storia di Vivarium, che tratterà i temi più dibattuti e controversi sul celebre Monastero-Università squillacense, da dove partì (si badi: in contemporanea con San Benedetto) la storia del monachesimo occidentale e dell’Europa cristiana.

                   La riflessione che la prof. Cuppo Csaki ci consente di palesare, anticipa uno di questi temi dibattuti, che peraltro costituisce uno degli obiettivi cruciali che l’Istituto si è posto per ripresentare la personalità di Cassiodoro e superare lo stereotipo, vecchio e ripetitivo di secoli, di un Cassiodoro erudito, rètore o al massimo letterato e ministro-burocrate di alcuni re barbari.

                   Sappiamo che Cassiodoro fu ben altro, e Luciana Cuppo Csaki contribuisce, con passione ed intelletto e in modo determinante, a farcelo ben intendere, approfondendo e documentando uno degli argomenti più delicati e coinvolgenti: quello della Santità e del culto a lui prestato in varie parti d’Europa. Assai prestigioso e significativo il richiamo al culto, anche iconografico, prestato a Durham, perché in quella cattedrale, insieme al vescovo, funzionava, al posto del normale capitolo secolare, un corpo monastico benedettino con priorato, formato da circa settanta monaci, un gruppo dei quali dimorava nel collegio della seria e rinomata Oxford (cfr. R. B. Dobson, Durham Priory, 1973; Richard N. Bailey, The Durham Cassiodorus, in Jarrow Lecture 1978; C C. H. Lawrence, Il monachesimo occidentale, ed. it. San Paolo, 1993). Alle diverse località europee devono aggiungersi le nostre terre italiane e calabresi, secondo la testimonianza proveniente dall’Immagine dipinta fino al 1954 nella Cattedrale di Squillace (voluta dal Cardinale Eugenio Tosi quando era vescovo di Squillace), dalla emergenza toponomastica e da molte fonti letterarie e storiche - tra cui Fiore (soprattutto nel Martirologium Calabricum), Martire, Minasi, il Beato Schuster, padre Russo e tanti altri -, fonti e testimonianze che ci impegniamo ad unificare e sviluppare  in un prossimo numero del Bollettino.

                   In attesa che questa ricerca e questa documentazione possa raccogliersi in un dossier da sottoporre e proporre alle competenti Autorità ecclesiastiche, così come è avvenuto e avviene per altre prestigiose Personalità del passato, la speranza che ci prende, ci stimola e ci appassiona è quella di poter sentire di nuovo invocato agli albori del Terzo Millennio, nella nostra Diocesi ed altrove, come nella Litania di Münstereifel: Sancte Cassiodore, ora pro nobis.

                                                                                                                                                                          g. rh.

[I]  Vivarium Scyllacense 7 (1996) p. 11.

[II] AA. SS.  Martii t. Il, p. 951 per l’index historicus e p. 501 per la biografia di Cassiodoro. La prefazione è datata 1667 (ristampa dell'edizione originale: Parigi ed Anversa 1865).

Witfordus è Richard Whytford, che scrisse The Martirologe in Englysshe after the use of the chirche of Salisbury and as it is redde in Syon with addicyons (Londra l526, ristampa con introduzione e note a cura di F. Procter e E. S. Dewick, Henry Bradshaw Society vol. 3, Londra 1893). D'ora in poi: Martirologe.

[III] AA. SS.  Martii, t. II p. 951.

[IV] And the addicyons for theyr more edificacyon/ we gadered out of the sanctiloge/ legenda aurea/ catalogo sanctorum/ the cronycles of Antonine/ et of saynt Vincent/ et other dyuers auctours" (Martirologe p. 1), cioè: "E per la loro [le suore di Sion, per le quali Whytford aveva scritto il libro] maggior edificazione, abbiamo aggiunto altri nomi (addicyons) tratti dal Sanctilogium, dalla Legenda aurea, dal Catalogus sanctorum, dalle Cronache di Antonino, di san Vincenzo, e da vari altri autori". Il Catalogus sanctorum è quello di Pietro de’ Natali, elencato fra gli altri libri della biblioteca del monastero di Sion in un catalogo della stessa, ora a Cambridge, Corpus Christi College

[V] Papebroch lo cita a proposito di un altro santo: [Patricius de Patriciis] alter primorum B. Bernardi Ptolomaei sociorum in fundanda congregatione Olivetana, hodie refertur a Bucelino ut Beatus: an et quo iure talis habeatur et colatur a suis, necdum comperimus (AA SS Martii t. II p. 501).

[VI MGH AA  t. XII, Cassiodori Senatoris Variae recensuit Theodorus Mommsen, praef. XXII.

[VII] Hippolyte Delehaye, "Saint Cassiodore",  in: Mélanges Pawl Fabre: Etudes d’histoire du moyen age (Paris 1902) 40-50; reprinted in Mélanges d’hagiographie grecque et latine (Subsidia hagiographica 42, Bruxelles 1966). L'autore giunge alla conclusione seguente: "La conclusion s’impose. Le groupe des martyrs Dominata, Viator, Senator, Cassiodorus n’a jamais existé que dans l’imagination de l’hagiographe. Viator pourrait bien etre le consul de ce nom. Quant aux deux personnages qui s’appellent Senator et Cassiodorus, ils ne sont autre chose que le dédoublement du célèbre homme d’état Cassiodorus Senator » (p. 46).

[VIII] La venerazione per Cassiodoro Senatore e quella per i martiri di Calabria appartengono a due tradizioni ben distinte, ed il primo ad operare una fusione fu proprio il Delehaye nel saggio summenzionato (nota 7). Per i martiri di Calabria, si vedano "La 'Passio SS. Senatoris, Viatoris, Cassiodori et Dominatae': Un esempio per traduzioni dal greco in latino a Montecassino nel sec. Xl", in: Tra Roma e Palermo: Aspetti e momenti del Mezzogiomo medioevale, a cura di Hubert Houben (Galatina, Lecce 1989), pp. 137~57. F. Russo si è occupato dei martiri di Calabria in  I santi martiri argentanesi, Senatore Viatore Cassiodoro e Dominata (Grottaferrata 1952), giungendo a conclusioni molto diverse da quelle di Delehaye.

[IX] Maurice Coens, "Anciennes litanies des saints", Analecta bollandiana 59 (1941 ) 272-98, p.298. D'ora in poi: Coens

[X] Il risultato della tecnica demolitrice dei bollandisti è evidente, ad esempio, nella monografia Cassiodorus, di James J. O’ Donnell, che scrive: "Another manuscript with a litany containing the same names is noted by M. Coens, An. Boll., 55 (1941), 272-298n”. In realtà Coens non disse mai che le litanie di Münstereifel contengono i nomi dei martiri argentanesi, ma la sovrapposizione dei loro nomi a quello di Cassiodoro, da lui operata, non mancò di generare equivoci, quali quello di cui fu preda O’ Donnell.

[XI] « Mais la valeur d'une tradition ne dgpend pas des faits qu'elle raconte, ni de sa durée. Si elle n'est pas en liaison continue avec les événements, elle ne mérite pas qu'on s'y arrete, et ne sort pas du domain de la fantaisie » (Hippolyte Delehaye, Cinq leçons sur la méthode hagiographique, Bruxelles 1934, p. 20).

[XII] Gabriel Bucelinus, Menologium Benedictinum sanctorum, beatorum atque illustrium eiusdem ordinis virorum elogiis illustratum (Feldkirchen 1655). Cassiodoro vi compare al 25 settembre (septimo cal. octobris), giorno del Ven. et Sanctiss. Cassiodon Magni V. C Monachi Castellensis (p. 665), ed è elencato nell'indice fra i venerabili. D'ora in poi: Bucelin.

[XIII] Paul Meyvaert, "Bede, Cassiodorus, and the codex Amiatinus” in: Speculum 71 (1996) 827-83.

[XIV] Alcuin, The bishops, kings, and saints of York, a cura di Peter Godman (Oxford 1982) p. 122.

[XV] Per i testi noti a Beda, si veda M. L. W. Laistner, "The Library of the Venerable Bede”, in: Bede, His Life, Times and Writings, a cura di A. Hamilton Thompson (Oxford 1935), p. 264

 [XVI] I padri ricordati da Fortunato sono i seguenti: quidquid Gregorius Basiliusque docent,/acer Athanasius, quod lenis Hilarius edunt/quos causae socios lux tenet una duos,/quod tonat Ambrosius, Hieronymus atque coruscat,/ sive Augustinus fonte fluente rigat,/ Sedulius dulcis, quod Orosius edit acutus (Ven. Fort. 8.1.54-59).

[XVII] Codice della biblioteca della cattedrale di Durham B.111.30, pubblicato dalla Surtee Society con il titolo Rites of Durham, S. S. 107 (London 1907).

[XVIII] Vi sono tre copie manoscritte dell’Historia aurea. Quella consultata da Wessington è ora mss. Lambeth 10-12, le altre due sono rispettivamente Cambridge, Corpus Christi College 5 e 6, ed Oxford, Bodl. 240.

[XIX] PL 129 col. 1399-1400.

[XX] Lo spoglio delle attestazioni di venerazione per il beato (o santo, o venerabile) Cassiodoro nei documenti medievali è molto vasto e richiederebbe uno studio a parte; mi limito qui a dare due esempi. Il primo, tratto dal codice AW. 16,962 della British Library, da Stavelot, premette al testo dell’Expositio Psalmorum di Cassiodoro la nota seguente: Cassiodori senatoris digni servi Dei, jam Domino praestante conversi, Expositio Psalmorum quinquaginta (f. 3; si tratta del commento ai salmi 100-150). Il secondo esempio viene dal codice Royal 6.A.IX, pure della British Library. Una rubrica apposta dallo scriba alla fine del De anima di Cassiodoro dice: Leo Gauensis episcopus, Petrus Forosimphronfates episcopus, lohannes Tuscanensis episcopus, lohannes Aritinus episcopus. Isti coegerunt rogando Cassiodorum beatum virum ista promulgare. I nomi dei quattro vescovi, legati papali a Ponthion, consente di datare questo testo all'876. A quell'epoca beatus vir si diceva di qualcuno ritenuto santo

[XXI] Il recapito della Bibliothèque nationale de Luxembourg è 37, boulevard F.-D. Roosevelt, L- 2450 Luxembourg, telefono 226255, fax 475672. Le litanie (Inc: In nomine sancte Trinitatis Incipit letania) vanno da f.126v a f.128v. Per una dettagliata descrizione del codice, si veda N. van Werveke, Catalogue descriptif des manuscrits de la Bibliothèque de Luxembourg (Luxembourg 1894) 271-77, e quello più recente di Jul Christophory, 150 manuscrits précieux du 9e au 15e siècle (Luxembourg 1989).

[XXII] Emilia Zinzi scrive: "Sul culto tributato a Cassiodoro quale santo e beato, va ricordata la tradizione altomedievale trasmessa da Alcuino e dal Venerabile Beda e la menzione che ne resta in una litania del X secolo, in cui è invocato tra i santi, che furono anche grandi scrittori" (Studi sui luoghi cassiodorei in Calabria, Soveria Mannelli 1994, p. 67 nota 19), desumendo tali informazioni dalla Bibliotheca Sanctorum (Roma 1963, voce "Cassiodoro"). James O’ Donnell è palesemente inesatto: "Another manuscript with a litany containing the same names [quelli dei martiri argentanesi] is noted by M. Coens, Analecta Bollandiana, 59(1941), 272-298 (Cassiodorus, Berkeley 1979, p. 238 nota 11). M. Coens non attribuisce alle litanie di Münstereifel i nomi dei martiri argentanesi. Sia Zinzi che O’ Donnell si limitano a citazioni di seconda mano, benché le litanie di Munstereifel siano state pubblicate integralmente da M. Floss (Romreise des Abtes Markward von Prum und Übertragung der hh. Chrysanthus una Dana nach Münstereifel, Colonia l869, pp. 194-202, d'ora in poi: Floss). II volume è reperibile presso la biblioteca dell'Università di Kiel, che ne rende disponibile la riproduzione in microfilm. Colgo quest'occasione per ringraziare

Francis P. Csaki, che da Amburgo individuò la biblioteca e mi procurò il microfilm.

[XXIII] Coens, p.294 nota 1.

[XXIV] Der Umstand, dass 'unseren Königen und Fürsten' Eintracht und Sieg erfleht, fur 'unseren Konig' sowohl in der Litanie, als neuerdings in der Confessio am Schlusse, nicht für den Kaiser gebetet wird, konnte geneigt machen, ihre Entstehung vor die Zeit der Ottonen zu sehenn (Floss P. 194).

[XXV] Coens, p. 294-95 e Floss, p. 198.

[XXVI] Per la storia e la documentazione relative a Prüm, resta fondamentale la bibliografia citata in Carl Schorn, Eiflia sacra, vol. 2 p. 196 (Bonn 1888).

[XXVII] Labbe, Concilia, t. 10 p. 59.

[XXVIII] Basti ricordare il sinodo di Cloveshohe, che autorizzò l'invocazione a S. Agostino di Canterbury nelle litanie poi dette “anglicane” (Hefele-Leclerq t. III, 2, p. 908 canone 17).

[XXIX] Nella sezione delle litanie di Münstereifel delimitata dall’invocazione omnes sancti confessores orate pro nobis, i santi compaiono nell'ordine: Dottori (fra cui Cassiodoro) - Vescovi - Abati. Su 36 vescovi provenienti dalle più svariate regioni dell’Austrasia e della Borgogna, 17 vissero fra il quinto e l'ottavo secolo, con una netta prevalenza dei secoli sesto e settimo.

[XXX] Sulla presenza di opere vivariensi a Colonia al tempo di Ildebaldo, si veda la mia relazione per l’lnternational Medieval Congress all’Università di Leeds, 14 luglio l997, "From Calabria to Cologne: The Evidence of Col.103."

[XXXI] Un esempio di circolazione di codici dalla penisola iberica alla Borgogna ed all'Austrasia ci viene forse offerto dal codice 334 della Pierpont Morgan Library a New York. ll codice che, come risulta dal colofono a f. 133v, fu trascritto a Luxeuil nel 669, presenta al f. 20 l’O iniziale di Omnia decorata con un pesce che a quanto sembra è un'acciuga, tipologicamente simile a quello che adorna l’O iniziale in una Bibbia del settimo secolo preservata a Léon (Archivo Catedralico Cod.15, f. 83v). C. Nordenfalk, che riprodusse questa decorazione nel suo Spätantike Zierbuchstaben (p. 172), scartò l'ipotesi che un artista franco avesse influenzato quello spagnolo, giacché il codice di Léon è anteriore a quelli merovingi a noi noti; ma non si fermò a considerare l’altra possibilità, che cioè fosse stato il codice spagnolo ad influenzare quello merovingio. Può essere interessante notare che, a parte il codice Morgan 334, le uniche acciughe note fra i pesci decorativi dei codici tardoantichi sono quelle di Vivarium; su di esse, e sul loro significato simbolico, si veda Fabio Troncarelli, "Alpha e acciuga", Quaderni medievali 41 (giugno 1996) 6-26.

[XXXI] Un esempio di circolazione di codici dalla penisola iberica alla Borgogna ed all'Austrasia ci viene forse offerto dal codice 334 della Pierpont Morgan Library a New York. ll codice che, come risulta dal colofono a f. 133v, fu trascritto a Luxeuil nel 669, presenta al f. 20 l’O iniziale di Omnia decorata con un pesce che a quanto sembra è un'acciuga, tipologicamente simile a quello che adorna l’O iniziale in una Bibbia del settimo secolo preservata a Léon (Archivo Catedralico Cod.15, f. 83v). C. Nordenfalk, che riprodusse questa decorazione nel suo Spätantike Zierbuchstaben (p. 172), scartò l'ipotesi che un artista franco avesse influenzato quello spagnolo, giacché il codice di Léon è anteriore a quelli merovingi a noi noti; ma non si fermò a considerare l’altra possibilità, che cioè fosse stato il codice spagnolo ad influenzare quello merovingio. Può essere interessante notare che, a parte il codice Morgan 334, le uniche acciughe note fra i pesci decorativi dei codici tardoantichi sono quelle di Vivarium; su di esse, e sul loro significato simbolico, si veda Fabio Troncarelli, "Alpha e acciuga", Quaderni medievali 41 (giugno 1996) 6-26.
 

[XXXII] Fra le prime edizioni a stampa si contano quella di Venezia (1506), quella di Lyons del 1508, quella di Vicenza (1513), e poi nuovamente Venezia (1516) e Lyons (1521, 1534, 1542).

[XXXIII] Trascrivo il testo della notizia relativa a Cassiodoro nel Martirologe di Whytford: Addicyons [al giorno 17 marzo]

The feest of saynt Cassiadour/yt was chauncekr vnto tf7e kynge of ytaly/ et after a senatour of rome et aa he forsoke et was a n70nke of grete holynes et excelfent lemyng/ et wrote many werkes vnto the edifycacyon of Christes chirche/et after his deth he dyd many myracks.

[XXXIV] Henri Quentin, Martyrologes historiques (Parigi 1908); Hippolyte Delehaye, "La critique des martyrologes", in: Cinq leçons sur la méthode hagiographique (Bruxelles 1934) p. 69.

[XXXV] Quod si [lector] dubia aut forte minus credibilia kctitaverit: autoritati eorum a quibus sumpta sunt fidem adhibeat Cum libellus noster nulla referat novo edita: nisi que sola novit magnis ab autoribus compilata (Catalogus sanctorum, prologus) .
 

[XXXVI] Nell'Historia Francorum di Gregorio di Tours troviamo: in regno autem Sigiberti regis (4.43), tempore quoque Chlotarii regis (4.19), anno igitur primo regni eius [Childeberti], e così via. La vita di S. Goar pubblicata nei MGH SRM inizia: In diebus Childeberti regis Francorum, filio Chlodovei (t. 4 p. 411). In una nota dell'anno 699 nel codice Bern. Z19 si legge: in anno V Childeberti regis Francorum Pippino iubente (f. 1). Nel 743 un calendario usa contemporaneamente la formula cronologica ab Incarnatione, quella di Vittore d’Aquitania e quella basata sugli anni di regno dei re franchi: quotus annus ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi 743 et recapitulatio Victurino 7 84 annus et primus annus Childerici regis Francorum cum consulibus suis Carlomanno et Pipinno (British Library, Cotton Cal. A.XV f. 1 07v).

[XXXVII] Paolo Diacono usava il termine Calabria nel senso moderno, ma la considerava unita alle Puglie, il che poteva dar luogo a malintesi per un lettore che non avesse conoscenza diretta dei luoghi: quinta decima provincia est Apulia, cumsociata sibi Calabria (Hist. Iang. 2.21).

[XXXVIII] Sull'attività di Cassiodoro come editore di Boezio, si veda Fabio Troncarelli, Tradizioni perdute. La fortuna della Consolatio Philosophiae nell’alto Medioevo (Padova 1981)

[XXXIX] Determinante per la valutazione negativa del Tritemio fu il giudizio di Mommsen: Trithemius autem in catalogo scriptorum ecclesiasticorum (Basileae 1494 f. 35) quod posuit: claruit temporibus lustini senioris et usque ad imperii lustini iunioris paene finem, annos habens aetatis plus quam XCV anno Domini DLXXV, id quod ducit ad annum 480 anterioremve, eandem fidem habet, scilicet nullam, quam reliqua Trithemiana (MGH AA, Variae, proemium p. X nota 1).

[XL] De scriptoribus ecclesiasticis (Basilea 1494), f. 35. L’edizione da me usata è quella di Colonia del 1656 (sumptibus Philippe Gamonet), che ho consultato presso la Biblioteca Comunale di Catanzaro a Villa Trieste. Colgo l’occasione per ringraziare il personale della Biblioteca, come sempre signorile, discreto e prodigo d'assistenza.

[XLI] Christopher Lieb, monaco benedettino di Melk, nel 1471 trascriveva la copia del Legendarium austriacum che ancora si trova in quel convento. In calce al mese di ottobre, Lieb aggiunse al leggendario dei santi un elenco di quelli benedettini, secondo l’ordine: pontefici, arcivescovi e primati, vescovi, dottori (codice M. 343v-348v). Sarebbe interessante vedere se Cassiodoro è incluso fra i santi dell’ordine di San Benedetto. Quanto agli altri due autori, non so dove siano reperibili i lavori di Treffler e di Andreas di Michaelsberg, e sarò grata a chi vorrà darmi ragguagli in proposito.

XLII] Johannes Trithemius, De viris illustribus Ordinis S. Benedicti, in: Pia opera (Magonza 1605) p. 64.

[XLIII] Teodoro Mesimerio è l’ultimo vescovo greco di Squillace (…+1096…) prima della rilatinizzazione da parte del Conte Ruggero il Normanno e di San Bruno di Colonia

[XLIV] Bucelin, p. 35