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Vivarium Scyllacense Guido Rhodio*** VIII/2, 1997, 9-11
Insediamenti cassiodorei lungo il Pellene-Alessi
L’amabile ospitalità del dott. Elio Vitale e della distinta Signora, prof. Ada Zaccone, docente presso l’Accademia Belle Arti di Catanzaro, nella loro casa di campagna, alla marina di Squillace, proprio sul limitare dei territori comunali di Squillace e Stalettì, ci hanno consentito di vivere un’ emozione intensa e di rilanciare una prospettiva di studio-ricerca fortemente coinvolgente per quel che costituisce l’annoso problema dei siti monasteriali cassiodorei, da risolvere, secondo noi, finalmente in modo più stimolante e realistico e comunque fuori dagli schemi pedissequi finora registrati. La casa, una delle antiche dimore rurali, alla periferia urbana, appartenente alle famiglie patrizie degli Assanti-Pepe di Squillace è stata dai predetti nuovi proprietari magnificamente e sapientemente ristrutturata di recente e nuovamente ricondotta a dignitosa abitazione. Situata su uno degli speroni della grande montagna-barriera della Coscia-Racha che, via via degradando, s’incunea sulla sponda destra del fiume Pellene-Alessi, nella zona dei jardini ‘e Maju; nei pressi delle terre di Russidi, Ariavucati (veramente: la Revocata!), di (S)cala, ecc.; a circa cento metri dalla fontana di Sant’Agazio (che abbiamo rivisto con l’icona ancora integra), la casa spazia lo sguardo verso la pianura ubertosa circostante, di fronte ai colli memorandi di S. Nicola di Cerasìa (Cerasu) e Cappatunica, di probabile impianto templare, di Piscopìo-Gironda, e della Gebbiola (ora villaggio Porto Rhoca) con a destra il fluire tranquillo del fiume proteso all’incontro con l’azzurro spumeggiante del Golfo. È il cuore della zona che tanti studiosi, tanti appassionati e noi stessi lontani, come dovrebbero essere tutti gli studiosi che si rispettano, da qualsivoglia piccineria municipalistica o da testarde impostazioni di lavoro indichiamo da tempo come luogo di indagine e di ricerca, alternativa o integrativa, per tentare di portare altri argomenti ed altri elementi, attraverso un percorso nuovo, più plausibile ed attendibile, se vogliamo anche più elementare, alla dibattuta ubicazione dei monasteri cassiodorei. Indicazioni che ormai da troppo tempo Cozzano con la sicumera di qualche gruppo di ricercatori, rigidamente arroccato su vecchie, logore e categoriche tesi, finora non avallate da alcuna convincente prova, se non le arcinote (per noi calabresi) notizie di insediamenti protobizantini o protobasiliani, integrati da mini villaggi o ministrutture di avvistamento difesa per l’arco del Golfo, sul crinale di S. Martino-S. Maria del Mare. Non riusciamo davvero a spiegarci, peraltro, perché si insiste ad indagare seguendo piste difficili e complicate, come quella di edifici monasteriali in terreni impervi, incompatibili con le descrizioni che fa il Fondatore nelle Institutiones, mentre si tralasciano piste più facili e normali rispetto ai servizi propri del monastero cassiodoriano, che aveva bisogno e ipotizzava l’esistenza di orti irrigati, giardini, fiume corrente, “chiuse” facilmente manovrabili posti di accesso e di accoglienza ricorrenti per ospiti, pellegrini e malati. I lavori di ristrutturazione di casa Assanti-Pepe-Vitale ci offrono un soccorso inaspettato per rompere questo schematico arroccamento e, secondo il parere di quanti li hanno finora visitati, anche una scheda di interpretazione dei luoghi del Pellene-Alessi non dissimile o lontana dalle nostre ipotesi e dalle nostre attese, che non sono campate in aria se, come pare, esse vanno collegate alle tesi rivedute e corrette dello stesso Courcelle e anche a precedenti scoperte, più o meno note, tra cui quella del ritrovamento della statuetta di monaco con cocolla, che in tanti conosciamo da trent’anni e che sarebbe stata rinvenuta proprio nella zona di cui stiamo parlando e non in altri siti. Questi lavori hanno messo in luce, infatti, muri risalenti almeno al XVI-XVII secolo, ma soprattutto spezzoni di affreschi, pure dello stesso periodo, con riquadri che descrivono scene ed immagini del corso del fiume nella parte terminale, da quel posto fino alla riva del mare. La signora Vitale Zaccone ci informa con rammarico come alcuni dipinti, tra cui alcune parti di Santo, siano stati distrutti dall’imperizia di qualche muratore, ma ci mostra con soddisfazione e gioia i due riquadri superstiti e abbastanza leggibili non ostante l’usura del tempo (occorrerà secondo noi un accurato restauro conservativo). In questi riquadri si intravedono sicuramente edifici diversificati, alcuni probabilmente cultuali con absidi e cupolette, “vasche” circolari a più riprese, barche che navigano il fiume (ciò fa pensare ad un letto più profondo e più ampio di quello attuale), ma soprattutto figure di monaci che vestono alla maniera benedettina-cistercense. Chiunque può vedere che gli affreschi riproducono l’area circostante alla casa, con lo stato dei luoghi nel XVI-XVII secolo, il fiume Pellene e le vestigia che avanzavano o si ricordavano come esistenti nella zona di Squillace marina, principalmente quelli riconducibili alla tradizione cassiodoriana. A questi affreschi, oltre alla tradizione orale di famiglia e dei concittadini, è possibile che abbia attinto il generale Guglielmo Pepe (uomo d’armi e non di studi, e quindi persona assolutamente insospettabile) per la testimonianza che ci fa (Memorie, Lugano 1847, I, p. 5O2) che nell’inverno del 1817, in quei fondi, di proprietà della sua famiglia, vi si scorgono ancora ruderi del suo (di Cassiodoro) cenobio e della sua piscina. Noi ci fermiamo a questo punto, registrando per ora soltanto l’interessante notizia, su cui si dovrà tornare con maggiori elementi conoscitivi, con adeguati commenti e con più autorevoli elementi di giudizio e di interpretazione. Abbiamo per questo pregato la professoressa Ada Zaccone Vitale che ci ha dato la sua piena e cortese disponibilità e che ringraziamo nuovamente con vivissimi e cordiali sentimenti di farci l’onore di raccontare con un suo articolo, ovviamente più puntuale e prestigioso, sia il resoconto della scoperta degli affreschi, sia la sua personale lettura dei medesimi, arricchita della documentazione fotografica, articolo che Vivariumn Scyllacense ha programmato di ospitare nel prossimo fascicolo.
***Direttore Vivarium Scyllacense
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