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Un manoscritto di “Vivarium” a Leida?
Nel quadro di una ricerca che da qualche decennio ho intrapreso, volta a recuperare le testimonianze culturali prodotte nel territorio dell'attuale Calabria, tra tardo-antico ed età moderna, il 15 agosto 1996 nella Biblioteca Universitaria di Leida, in Olanda, ho preso in esame il ms. Voss. Lat. Q. 9, che secondo L. traube (Die Lateinischen Handschriften in alter Capitalis und in Uncialis fVorlesungen u. Abhandlungen 1, 1909], 192, num. 79) è da attribuire ad uno «scriptorium» del Mezzogiorno d'Italia. Si tratta di un ms. membranaceo (cm. 270 x 200) di 104 fogli di recente restaurato(1)che reca il titolo “Herbaria, Medicinalia" (cfr. K.A. meyier, Codices Vossiani Latini, pars II, Codices in Quarto. Leiden 1975, p. 20) che a f.9, dove sono riportati passi dello ”Skillacensis”. Un primo esame della scrittura di tipo onciale, su cui ha dato puntuali indicazioni K. Weitzmann (Studies in Classical and Byzantine Manuscript Illumination, edited by H. L. Kessler, 1971) mi ha personalmente convinto che si tratta appunto di un “Vivarium” da aggiungere a quelli già indicati dal Courcelle. Occorre ora procedere ad una puntuale verifica di tale ipotesi, con indagini che mettano in luce, possibilmente, la dispersione del manoscritto e che approfondiscano con minuta analisi il repertorio paleobotanico a cui il prontuario farmaceutico, testimoniato dal Vossiano Q.9 fa riferimento.
Devo un sentito e cordiale
ringraziamento al presidente del nostro Istituto su Cassiodoro e il Medioevo in
Calabria, l’on.le prof. Guido Rhodio, che - appena avvertito della "scoperta" -
con la lungimiranza che lo distingue, mi ha incoraggiato a proseguire tale
ricerca mettendo a disposizione le risorse dell'Istituto.
* Ordinario di Storia medievale nell’Università della Calabria – Componente del Comitato Scientifico dell’Istituto.
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