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febbraio 2018
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SQUILLACE


* Il periodo della dominazione araba (903-980 circa) fu contrassegnato dalla conquista della città da parte dell’emiro Abstaele, che vi istituì un emirato indipendente.
* Nel 1044 inizia il periodo normanno con Guglielmo d’Altavilla che, occupando la città, ne riedificò il Castello. Dopo una breve riconquista bizantina, nel 1062 la Città venne assegnata al Conte Ruggero.
* Nel 1098-1099 SAN BRUNO di Colonia incontrò più volte in Squillace il Conte Ruggero il Normanno, che gli fece dono di un vasto territorio per la costruzione della Certosa. Fu questa l’epoca d’oro di Squillace: la città crebbe, l’economia si rafforzò, rifiorì l’artigianato locale della ceramica e dei vasai. Nel 1220 terminò, con Elisabetta d’Altavilla, il periodo Normanno.

* Dal 1258 al 1445 si alternarono nel dominio della Città e del relativo territorio i Conti Lancia, Montfort, Del Balzo, Marzano, coinvolgendo da protagonista la Città nei conflitti tra normanni, svevi, angioini ed aragonesi, dei quali conflitti resta la testimonianza dei due giovani innamorati – precursori di Giulietta e Romeo! – i cui scheletri sono stati recentemente ritrovati abbracciati nel Castello. 


* Dal 1485 fu Principe di Squillace FEDERICO d’ ARAGONA, futuro Re del Regno di Napoli, circondato da uno stuolo di artisti e letterati che resero la corte principesca di Squillace partecipe vivace dell’Umanesimo e del Rinascimento.
* Dal 1494 al 1735 governarono la città i Principi BORGIA, dapprima con Goffredo, fratello del Valentino e di Lucrezia, quindi in progressione con Francesco, Giovambattista, Pietro ed Anna  Borgia e successori.
*Nel 1599 il filosofo TOMMASO CAMPANELLA vi trascorse un periodo di prigionia, in attesa del processo che subì per la tentata rivolta antispagnola,alla quale parteciparono attivamente alcuni esponenti locali. 

* Il 22 febbraio 1720, nel convento di Squillace, moriva in concetto di santità, il Beato ANTONIO da OLIVADI, umile frate cappuccino fattosi “missionario apostolico” e miracoloso soccorritore delle genti del Meridione, le cui Reliquie sono state inaspettatamente ritrovate il 10 dicembre 1995 nella Cattedrale, dove ora sono custodite e venerate.

* Dal 1755 Squillace diventò centro di un Marchesato, illustrato da Leopoldo DE GREGORIO, influente ministro dei Borbone a Napoli e Madrid e la cui famiglia fu l’ultima feudataria della città.

* Nel 1783 Squillace, sotto l’impeto di un grande terremoto – il “grande flagello” –  prima ancora dell’abolizione del 1806, vide crollare – con il suo Castello, le sue mura e i suoi splendidi monumenti – l’intera struttura feudale di un vecchio mondo in via d’estinzione e vide nascere, sotto una tenda ai piedi del Castello, il Padre della Rivoluzione Italiana (4), il generale e patriota GUGLIELMO PEPE.

 
* Gli eventi risorgimentali coinvolsero politici e popolani della cittadina, che si schierarono con la Repubblica Partenopea, piantando il 3 febbraio 1799,1’albero della Libertà, e diventando uno dei centri carbonari più attivi e vivaci, tanto da indurre il Verga ad ambientarvi il suo primo romanzo. I Carbonari della Montagna, e da esprimere Patrioti di primissimo piano, tra cui soprattutto i generali FLORESTANO PEPE, intrepido combattente con Napoleone e Murat, e DAMIANO ASSANTI, distintosi nel 1848 a Venezia e, con Garibaldi, al Volturno.
*Agli inizi del 1900 l’arrivo di due grandi vescovi: Eugenio TOSI, poi Cardinale a Milano, e Giovanni ELLI, segnarono una rinascita sociale ed ecclesiale della città e dell’antica Diocesi, che consentì di superare con dignità la tragedia delle due grandi guerre e di prosperare fino agli anni recenti.

* Il presente è carico dei problemi e delle speranze che innervano le trasformazioni della società italiana 
e delle popolazioni meridionali.


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  1. ARISTOTELE, Politica, Vll-10, ed. Le Monnier, Firenze 1981, p. 167;
  2. A.e H. WOLF, Die wirkliche Reise des Odysseus, Vienna 1983;
  3. G.GIANNELLI, Culti e Initi della Magnia Grecia, Firenze 1978;
  4. F.DE SANCTIS, Guglielmo Pepe. (Discorso pronunciato ai funerali di G.P in Torino l’11 agosto 1855), in “Il Mezzogiorno e lo Stato unitario”, Torino-Einaudi 1972, p. 50.